Escursioni di confine

Posted on 8 agosto 2012

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dalla Redazione ≈

Con il prezioso contributo dei nostri blogger vogliamo aprire una rubrica di post tematici dedicati a luoghi che hanno come meta un confine.

Durante le nostre amate escursioni in montagna possiamo imbatterci, spesso senza saperlo, in plurime linee di confine. Talvolta sono segni ben evidenti, altre volte invece sono più sfuggenti, poco percettibili come linee di separazione e diversità, ma ugualmente presenti.
Da questa complessità sta forse l’origine delle difficoltà di comprendere i confini. Mettiamoci quindi in viaggio per scoprirli e capirli, ma prima  diamo una lettura al “Senso del confine” che pubblichiamo qui sotto.
Ecco le escursioni pubblicate e quelle di prossima pubblicazione:

1 > I cippi di confine fra Impero Austro-Ungarico e la Repubblica di Venezia
2 > Continuum, natura senza confini (1a parte)
3 > Continuum, natura senza confini (2a parte)
4 > Continuum, natura senza confini (3a parte)
5 > Continuum, natura senza confini (4a parte)

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Il senso del confine
(riportiamo parte di un colloquio con Piero Zanini di Antonella Valentini “Dottorato di Ricerca in Progettazione Paesistica / Università degli Studi di Firenze”)

“I confini muoiono e risorgono, si spostano, si cancellano e riappaiono inaspettati. Segnano l’esperienza, il linguaggio, lo spazio dell’abitare, il corpo con la sua salute e le sue malattie, la psiche con le sue scissioni e i suoi riassestamenti, la politica con la sua spesso assurda cartografia, l’io con la pluralità dei suoi frammenti e le loro faticose ricomposizioni, la società con le sue divisioni, l’economia con le sue invasioni e le sue ritirate, il pensiero con le sue mappe dell’ordine”.

Piero Zanini sceglie questa frase di Claudio Magris per introdurre il suo Significati del confine (ed. Mondadori Bruno, 1997); un libro piccolo ma di grande valore per cogliere la concezione naturale, storica e mentale del confine.

“Quello che vorremmo provare a fare con questo lavoro” scrive nell’introduzione al suo libro Piero Zanini, “è descrivere un percorso attraverso il confine, luogo misterioso e non abbastanza frequentato. Luogo che incontriamo molte volte nei nostri spostamenti, luogo dove è facile imbattersi nell’imprevisto e muoversi, spesso a tentoni, nella scomodità. Vorremo cioè cominciare a osservare quello strano spazio che si trova «tra» le cose, quello che mettendo in contatto separa, o, forse, separando mette in contatto, persone, cose, culture, identità, spazi tra loro differenti […].

Il confine per gli antichi era il solco che il vomere lasciava sulla terra. Poi il confine si ispessisce e diventa limes, limite comune che separa e si oppone a spazi adiacenti intorno al quale costituire una comunità; la linea infine è frontiera, una fascia permeabile rivolta verso qualcosa e qualcuno.

Un confine deve poi essere costruito, e quindi lo spazio va occupato, misurato e infine confermato attraverso la presenza di segni che lo identificano.

Mare, fiumi, deserti, montagne sono invece confini naturali, antichi contenitori di storia le cui frontiere sono zone di incontro, dentro e attraverso i quali è possibile vivere in modo nuovo e transnazionale.

È invece laddove il confine diventa una barriera netta, imposta e incurante della memoria storica, che si crea uno spazio di conflitto.

Gli spazi di confine sono generalmente luoghi di grande ricchezza, sotto vari profili: ricchezza biologica in quanto spesso la biodiversità è qui maggiore che in altri luoghi. Gli spazi “residui” costituiscono “rifugio per la diversità”, dei quali ormai da tempo gli ecologi hanno indicato l’importanza; ricchezza spaziale in quanto territori generalmente caratterizzati da usi e funzioni differenti; ricchezza relazionale in quanto luoghi in cui si manifestano antinomie, contrapposizioni, giustapposizioni, contraddizioni.

foto di apertura del post: Le Tre Cime di Lavaredo. La famosa parete settentrionale è situata completamente sul territorio del Comune di Dobbiaco (BZ), anche se le Tre Cime di Lavaredo sono state da tempo immemorabile nel Comune di Auronzo di Cadore in provincia di Belluno, infatti solo dal 1752 il confine corre giusto sopra le cime, e 3/4 del massiccio è rimasto nel Comune di Auronzo (ph.©Paolo Colombera).
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Posted in: Escursionismo