bc2012#21 | L’ultimo tabù delle Dolomiti

Posted on 19 settembre 2012

16


Utilizzo improprio di un chiodo tradizionale

L’ultimo tabù delle Dolomiti

di Massimo Bursi (Buttapietra, VR)
_________________________________

Tutti i criteri di sicurezza che oramai vengono adottati nell’arrampicata moderna improvvisamente svaniscono quando si va ad arrampicare in

Dolomite dove è facile trovare il più grande ed esteso museo all’aperto delle chiodature degli ultimi cento anni di alpinismo.

Arrampicando, recentemente mi sono imbattuto in chiodi arrugginiti dalla dubbia tenuta, in cordoni e fettucce oramai sbiancate dal sole e dalle piogge dall’orrendo aspetto estetico, in chiodi a pressione degli anni sessanta arrugginiti e mezzi usciti dalla propria sede, in qualche spit logoro, artigianale o con la placchetta svitata e in qualche ambitissimo e oramai mitico cuneo di legno datato anni settanta.

Se poi ripenso alle soste e agli ancoraggi delle corde doppie, devo confessarvi che non poche erano le soste basate su un solo punto di ancoraggio in barba a tutte le pratiche di buona sicurezza che trovo sui manuali.
Inoltre, pigro come sono, ora mi sono abituato a girare senza martello e quindi senza possibilità di verificare i vecchi, vecchissimi chiodi in loco… ma vedo che lo stesso capita anche alle altre cordate e persino alle guide alpine.

Ma, alla fine, confesso che mi è andata bene, non sono caduto, non mi sono ammazzato e spesso, ma non sempre, sono riuscito ad integrare i chiodi con le protezioni veloci o con le provvidenziali clessidre.

Invece, ahimè, è andata meno bene ai tre membri del Soccorso Alpino che sono precipitati sul monte Cridola mentre sembra che stessero effettuando la sosta su un solo chiodo.

Ancoraggio da doppia con insalata di cordini

E la cosa che più mi ha sorpreso di questo tragico incidente è che collegandomi sui vari forum e blog per leggere e capire le reazioni degli altri fanatici dolomitici non ho trovato nulla, assolutamente nulla e nulla di nulla: nessuno osa parlarne… è un tabù… insomma lo sanno tutti che le soste, certe soste, fanno schifo… ma nessuno parla, si lamenta o lancia nuove iniziative.

Io stesso sono stato a lungo dibattuto se scrivere o no queste righe poiché temo, e non mi interessa, di aizzare la solita discussione spit-si o spit-no, oppure sull’illusione di sicurezza a tutti costi in montagna che poi sappiamo non riduce i rischi di incidente.

Ma io penso che sarebbe saggio avere almeno le soste sicure: sulle montagne più belle del mondo oggi c’è la chiodatura più vecchia e schifosa del mondo solo perché si è troppo legati alla storia, agli stereotipi di un alpinismo che deve essere inutilmente rischioso per forza… insomma si è molto conservatori di un passato superato.

E poi quando esco dalle Dolomiti mi capita di trovare magari chiodature più lunghe ma in ogni caso soste a prova di bomba che consentono una buona dose di impegno psicologico…
Ma possibile che sulle altre montagne siano riusciti a trovare un punto di equilibrio che noi non riusciamo a trovare sulle Dolomiti?

Io stesso sono il primo a rifiutare le Dolomiti super-chiodate, io stesso amo le aree selvagge, poco attrezzate e con scarse informazioni ma al tempo stesso mi fa ribrezzo arrampicare su spezzoni e monconi di storia sapendo che volare è sempre troppo rischioso sia per me che per il mio compagno.

Allora cosa possiamo fare?
Perché non segnare digitalmente le vie con le soste abbastanza sicure così uno sa se portarsi o meno il martello?

Sicuramente non dobbiamo riempire le Dolomiti di spit, né istituire un organismo di controllo e certificazione degli itinerari…
Ma forse la miglior azione che penso si debba intraprendere è una bella opera di sensibilizzazione su questo problema tabù e che ognuno si impegni personalmente a sostituire o integrare le soste, con uno o due chiodi, delle vie che ciascuno percorre.

Sosta su due spit con catena tutto arrugginito e ossidato

Annunci