bc2012#20 | Turbinii di emozioni

Posted on 19 settembre 2012

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Sguardo lontano

Turbinii di emozioni

di Paolo Dello Vicario (Canale Monterano, RM)
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Il fiato si fa corto, sempre più pungente è l’aria; fredda entra con forza nella gola. Non la fatica, non il senso dell’impresa, non la sola sfida chiamano così a gran voce.

L’emozione profonda della montagna muove l’uomo, lo spinge a mettersi in marcia, alla volta di se stesso.
M’incammino sulla via a passo deciso, la mente si allontana brevemente da tutto il resto; l’io si riscopre, diventa enorme e al tempo stesso è schiacciato nella sua piccolezza dalla maestosità d’immensi giganti, che richiedono rispetto e venerazione amorevole.

Non c’è altro luogo, altra esperienza, altro viaggio che scatena questo turbinio di emozioni; nel dubbio, nella salita incerta, i pensieri che sembravano irrecuperabilmente intricati si sciolgono, come una corda falsamente annodata. Il momento di surreale pace meditativa e solitaria, nel mezzo di una camminata, è così strumento come lo è l’esperienza al limite, fra gelide raffiche di vento che urlano parole di ghiaccio in faccia.

In the snow

Seduto al centro della bianca lingua gelata, alzo lo sguardo al cielo; le stelle mi avvolgono, mi portano per un attimo con loro e mi depositano in breve lì dov’ero, ad ascoltare la voce della roccia e del ghiaccio.

Anche i giganti piangono, comunicano qualcosa di arcano e fenomenale; non esiste una lingua in cui tradurre ciò che sussurrano a chi si mette in ascolto, è qualcosa che va vissuto e assaporato, attimo per attimo, di continuo.

Mi ritrovo con le gambe che affondano nella neve alta di un 27 dicembre tempestoso, nella corsa a valle fra i boschi silenziosi d’Abruzzo; siamo sempre noi quattro, uniti come non mai, cerchiamo la strada nel bianco omogeneo di cielo e terra, le parole sono sporadiche e parlano più di qualsiasi discorso. Un silenzio che ci assorda e che ancora oggi fa palpitare i più profondi meandri del cuore.

I delicati momenti in parete, la scarica di adrenalina sulla sosta e le ore perfettamente immobile a pensare fuori dal bivacco, con il fiato degli amici un centinaio di metri più in là, ma mai così vicino.

Fra le mura domestiche mi commuovo, nella quotidianità sento che qualcosa mi chiama; riempio lo zaino, fisso la piccozza con un senso di attesa addosso, preparo la tenda, porto con me qualche banconota, dovesse servire.

Il piede si posa fuori dalla porta. Il cuore è già lì, lo raggiungerò fra poco.

Scendendo al bivacco Gervasutti

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