Facciamo tesoro dei nostri errori

Posted on 4 gennaio 2013

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leggilo qui http://www.altitudini.it/?p=7974

di Massimo Bursi ≈

Chi scrive pensa che, in montagna, a volte è possibile imparare anche dagli errori altrui. Parlare di incidenti accaduti in montagna nel modo più dettagliato possibile, capire cosa è successo, fare una analisi e stendere

un piano di prevenzione ha l’obiettivo di imparare dagli errori compiuti da altri alpinisti in modo tale da poter arrivare, oggi, a casa sani e salvi e poter andare ad arrampicare anche domani.
L’American Alpine Club dal 1951 e, a ruota anche le riviste alpinistiche americane da anni, si dedicano a questi argomenti con l’obiettivo di suggerire come cavarsela, aumentare la prevenzione e salvare vite umane – si veda la pubblicazione Accidents in North American Mountaineering.
E’ importante incoraggiare gli alpinisti ad imparare le nuove tecniche per riconoscere come il fattore, o meglio l’errore, umano gioca sempre un ruolo importante nella maggior parte degli incidenti.

Incidenti_05Incidenti_03In Italia siamo ancora lontanissimi da questo approccio razionale basti pensare che una rivista specializzata italiana ha iniziato con una rubrica in cui descriveva un incidente, effettuava l’analisi di ciò che era successo e suggeriva infine misure preventive ma uno sponsor della rivista stessa ha cercato di impedire che questa iniziativa andasse avanti poiché è bene non toccare questi argomenti che qui in Italia sono ancora tabù.

Chi scrive ha cercato spesso informazioni su alcuni incidenti che lo hanno toccato ma spesso non si trova molto né sui giornali che sono ovviamente interessati alla tragedia ma non alla dinamica alla base dell’errore umano, né sui tantissimi siti e forum internet dedicati all’alpinismo e neppure sui siti ufficiali del Soccorso Alpino (CNSAS), da qui la radicata convinzione che si tratta di argomenti troppo scottanti, a volte con indagini ancora in corso o comunque dove conta la privacy ed il rispetto per i familiari degli alpinisti deceduti.
Il risultato è che si conosce poco ed in maniera superficiale quello che è capitato sulle nostre montagne e quindi non si riesce a definire una strategia di suggerimenti migliorativi o di prevenzione in genere.

Dopo questa lunga premessa, fra gli eventi alpinisticamente dolorosi del 2012 desidero soffermarmi ed approfondire due fatti che mi hanno colpito.

John Long ed il nodo bulino fatto male
Il primo fatto ha riguardato il celebre scalatore americano John Long, storico compagno di cordata di Jim Bridwell, primo salitore in una sola giornata, nel 1975, della via del Nose al Capitan. John Long, cinquantanove anni, nella sua lunghissima carriera di scalatore di oltre quarantacinque anni, oltre ad avere compiuto numerose imprese in Yosemite Valley ed aver fondato il gruppo degli Stonemasters è anche un noto scrittore di manuali di arrampicata.
Negli anni ha scritto circa quaranta libri e venduto oltre due milioni di copie in tutto il mondo. I suoi libri sono noti per essere dei precisi trattati di come aumentare la sicurezza in montagna e nelle diverse tecniche di scalata.

Big Wall Masters John Long, Jim Bridwell and Dale Bard

Big Wall Masters John Long, Jim Bridwell and Dale Bard

Eppure John Long, quasi al termine di una giornata di scalate nella palestra indoor di Los Angeles è rimasto vittima di una rovinosa caduta a causa di un nodo bulino fatto erroneamente.
Fortunatamente per lui se la caverà… ma a noi interessa evidenziare l’errore di distrazione possa avvenire anche alla persona più esperta, alla persona che ha fatto e rifatto la stessa manovra per migliaia e migliaia di volte.
John Long ha affermato che era stanco dopo tutta la giornata di lavoro e che si è trattato solamente di un errore di distrazione dovuto al fatto che finché faceva il nodo stava parlando con un compagno.

Qualcuno ha affermato che questo errore può capitare a chiunque, cosa non assolutamente vera, poiché se uno scalatore si fa il nodo concentrato e senza parlare con nessuno e terminato il nodo chiede al compagno di controllare il nodo mentre contemporaneamente lui controlla come il compagno si sta apprestandosi a fare sicura (double check control), le probabilità che l’errore si ripresenti sono pressoché nulle.

Tra l’altro poi vale la pena di segnalare che conviene fare il nodo “otto” rispetto al bulino poiché è più facile controllare visivamente e velocemente che il nodo sia fatto bene, anche se gli estimatori del bulino dichiarano che, dopo lo strappo di un volo, è molto più semplice sciogliere un bulino rispetto ad un nodo “otto”. Io sono del parere che il nodo bulino vada abbandonato.

Il fatto che questo incidente sia capitato ad esperto ed ad un teorico della sicurezza attraverso innumerevoli e pregevoli manuali, dimostra quanto spesso e con quale facilità possa capitare l’errore umano. Segnaliamo tra l’altro che un simile incidente per nodo non completato era capitato alla famosa scalatrice Lynn Hill.
Auguriamo la miglior ripresa possibile sia funzionale che di arrampicata a John Long anche se sappiamo che dovrà sottoporsi ad altre operazioni chirurgiche.

I tre italiani dispersi sulle Barre des Ecrins
Questo incidente è invece una tragica epopea dai contorni ancora poco chiari.
Tre esperti alpinisti italiani, Francesco Cantù, Damiano Barabino e Luca Gaggianese, con un bel curriculum alle spalle ad esempio la parete nord dell’Eiger, partono per salire l’impegnativa goulotte Gabarrou-Marsigny sulla Barre des Ecrins in Delfinato.
E’ una domenica di fine novembre e c’è una grossa perturbazione in arrivo prevista per il giorno successivo. Uno di loro tre conosce molto bene la montagna per avere salito qualche mese prima una via di ghiaccio adiacente alla goulotte in oggetto.
Non si sa bene cosa accada, ma arrivano in cima tardi, devono bivaccare e cominciano la discesa solo all’indomani quando arriva la lunga perturbazione autunnale. Lunedì pomeriggio i telefonini sono scarichi e di loro non si saprà più nulla e malgrado tutti i tentativi, ostacolati dal maltempo, del soccorso alpino francese non si troveranno neanche i corpi: bisognerà attendere il prossimo disgelo estivo per ritrovarli.
Questi sono i fatti.

I tre alpinisti italiani dispersi sul Dome des Ecrins

I tre alpinisti italiani dispersi sul Dome des Ecrins

Un’analisi razionale di questo incidente mette in luce diversi aspetti su cui fare attenzione.
Prima di tutto partire per una salita impegnativa avendo una finestra temporale limitata per l’imminente arrivo di una perturbazione è sempre molto rischioso, specie se si tratta di perturbazione autunnale che può durare anche una settimana e che in alta quota può tranquillamente significare un metro di neve con tutti i rischi dovuti a slavine e valanghe.
Tra le altre cose, riuscire a coniugare alpinismo di alto livello con un’attività lavorativa significa utilizzare il sabato e la domenica, ma a volte queste limitazioni sono troppo strette e difficilmente conciliabili con un alpinismo di ampio respiro.
E poi effettuare alpinismo veloce significa avere poca attrezzatura, leggera e poco cibo… ma se capita di bivaccare una, due o tre notti… è chiaro che l’alpinismo leggero se lo possono permettere solo i fuoriclasse. Mi viene in mente che le vecchie guide di una volta si tenevano sempre in fondo allo zaino un pezzo di lardo in caso di necessità!
Infine un altro errore che oggi si compie spesso è quello di non segnalare, non lasciare detto quale itinerario si salga e per quale itinerario si pensi di scendere: nella lunga settimana di ricerca e di attesa, il soccorso alpino ha provato a cercare in diversi versanti e lungo diverse vie ipotizzando quale potesse essere l’itinerario di discesa scelto dai tre sfortunati alpinisti.
Anche le comunicazioni con i cellulari verso i parenti sono state confuse e non sono state in grado di indirizzare bene i soccorritori. A posteriori, è facile affermare che bisogna imparare ad utilizzare bene questi preziosi strumenti nel fornire informazioni utili a chi sta rischiando la propria vita per venire a salvarti.
Purtroppo questo incidente ricorda un altro analogo incidente accaduto esattamente un anno prima sulle Grandes Jorasses dove la guida Olivier Sourzac e la cliente Charlotte De Metz sono state sorprese dal maltempo autunnale dopo la salita del Linceul. Il maltempo è durato una settimana e loro hanno cercato di resistere ad oltre 4000 metri senza sacchi a pelo né sacchi da bivacco per diverse notti.

A tutti questi alpinisti ma soprattutto ai loro familiari va il nostro ricordo e la nostra preghiera nonché la raccomandazione di fare tesoro di questi errori nel nostro alpinismo.

ulteriori approfondimenti: http://americanalpineclub.org/p/anam

foto post di apertura: http://www.tetonclimbingguides.blogspot.it/

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Massimo Bursi_02Massimo Bursi | Trentennale scalatore di crode dolomitiche, appassionato di montagne in tutte le stagioni, di storia dell’alpinismo, ama scrivere racconti di montagna (secondo classificato al Blogger Contest.2012), abita in provincia di Verona.

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