bc2012#14 | Il traverso

Posted on 18 settembre 2012

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Anch’io termino il traverso

Il traverso

di Eva Grisoni (Milano)
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Quante volte in questi ultimi giorni, dopo che avevamo deciso la meta di oggi, ho pensato a questo momento, a volte con paura, a volte con l’entusiasmo e l’impazienza di arrivare qui.

Ora ci siamo.
Guardo giù, placche e fessure di granito sotto i nostri piedi, e in fondo in fondo scorre il torrente, solca prati di un verde brillante disseminati qua e là di alpeggi. Noi siamo in mezzo al granito, stiamo per concludere un viaggio che ci ha portati in un’altra dimensione, il mondo che c’è sotto è molto più lontano di quei 500 metri di dislivello che ci separano, è una cosa che abbiamo lasciato 3 ore fa quando ci siamo legati in cordata, lo ritroveremo più tardi. Ma ora siamo qui, lui da anni aspettava questo momento, io solo da una settimana, non avrei certo mai pensato di essere capace di arrivare fino a qui solo fino a qualche tempo fa.

Beviamo un sorso d’acqua, mi cade il tappo della borraccia e non posso più appenderla all’imbrago. Lui prende la borraccia e la infila in una scarpa, mi sorride, e parte. Sale obliquando un poco a destra, rinvia un chiodo nella fessura, mi guarda, e inizia il suo viaggio in leggera discesa traversando verso destra, i piedi su una vena di quarzo, le mani in appoggio. Avanti così, piede destro, avvicinare il sinistro, portare avanti le mani, incrocio di piede… avanti, seguendo questa vena di quarzo che sembra messa apposta perché qualche pazzo un giorno salendo fino a qui, decidesse di seguirla, dato che salire dritti è impossibile. Un regalo della natura in mezzo a una parete impossibile.

Luigi sul traverso

Continua il suo viaggio, lo vedo allontanarsi verso destra, alla mia stessa altezza, io do corda cercando di mantenere un lasco di dimensioni accettabili alla sua vista. Un paio di volte si gira e mi guarda, e subito distoglie lo sguardo dall’ansa che forma la corda, appesa a quell’unico rinvio nel chiodo.
Un attimo ancora, lo vedo esitare solo un secondo, poi deciso, un passo ancora, finalmente la sua mano destra prende in mano la fessura, a 25 metri da me. Si gira, allarga la mano sinistra e mi saluta. Da lontano vedo un sorriso di gioia. Ha chiuso il suo cerchio. Questa via lo aspettava da anni: era troppo giovane quando l’aveva salita la prima volta, la ricordava come un incubo. Oggi siamo venuti a trasformare questo incubo in un bel sogno.

Un attimo… tocca a me ora!

Salgo fino al chiodo. Per me la faccenda è diversa, tolgo il rinvio dal chiodo e la corda improvvisamente mi pesa sull’imbrago. Inizia il mio viaggio, quanto l’ho temuto e quanto l’ho desiderato, da quando l’ho visto la prima volta dalla via a fianco. Parto sulla vena di quarzo, mi sento stranamente felice. Non faccio uso di stupefacenti, ma questa via mi sta facendo un effetto strano, galvanizzante, sono semplicemente felice di essere qui. Mentre arrampico in traverso ho voglia di cantare e lo faccio

I am so high. I can hear heaven.
I am so high. I can hear heaven.
No heaven, no heaven don’t hear me.

I movimenti vengono fluidi, incrocio, avanti con un piede, mani sempre in appoggio… guardo verso il mio compagno e sorrido, grazie di avermi proposto questa via! Ultimo passo, un po’ di decisione nel momento di caricare con il piede il cristallo, passo in aderenza, e anche la mia mano afferra finalmente la fessura.

Ora restano solo gli ultimi tiri, più facili, ma pieni di significato. Parto verso il cielo seguendo un’incredibile fessura, salgo istintiva e veloce, divertita, contenta, non vorrei essere in nessun altro posto che qui.

Poi la via finisce, arriviamo al prato sommitale, è tutto per noi. E’ finito un incanto, ma abbiamo ancora qualche minuto per stare qui e trattenerci nel sogno, fuori da tutto, prima di intraprendere la scomoda discesa che ci condurrà di nuovo nel mondo, passando per i prati verdi solcati dal torrente, mano a mano riprenderemo il contatto con quello che viviamo di solito, ma sapendo che esiste un’altra dimensione, un altro mondo, dove tutte le emozioni sono più grandi, dove sembra di vivere ancora di più.

Val di Mello, Scoglio della Metamorfosi – via Polimagò. Luigi ed Eva, 28 agosto 2010

Un saluto dalla fessura

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