bc2012#03 | Mani sulla roccia

Posted on 16 settembre 2012

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Scorci di Cinque Torri (©Tramontin Michael)

Mani sulla roccia – la 33esima volta del corso AR1 

di Patrizia Clò (Belluno)
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Un lontano venerdì 20 aprile, nella terra di mezzo di Belluno, un personaggio dalla personalità poliedrica, che di nome faceva

FabioMarcoAndreaStefanoPatriziaGabrieleRoberto AlbertoRiccardoCarloFedericoSoniaPaoloLorenza RiccardoLuisaKatiaLaraGiuseppeCristina, incontrò per la prima volta un uomo dalle indubbie conoscenze di montagna, che si faceva chiamare dagli amici semplicemente VitoRinaldoGiacomoSergioAlessandro MaurizioCarloPieroPiergiorgioDanieleAndreaMicheleStefano DavideDinoVivianaLuisaMassimoMatteo GianniGeremiaGilbertoIvanDeboraMarcoLaraFabrizio MichaelRoccoCesareAlbertoSandroBruno, che erano tanti, ma erano uno.

Fu l’inizio di un idillio durato per ben due mesi, che avrebbe portato le sue conseguenze nei secoli dei secoli.
Per semplicità, chiameremo il primo personaggio ALLIEVO e il secondo ISTUTTORE.

Iniziarono ad approcciarsi alla montagna nella palestra di Sedico, dove la faccia sveglia dell’allievo di fronte a barcaioli, mezzi barcaioli, otto e simili, la capacità indubbia di fare nodi… sulla corda sbagliata e la prontezza di riflessi motori ed elasticità estrema nella simulazione della discesa in corda doppia tra gli spalti, fecero istantaneamente capire al caparbio istruttore che la missione quest’anno non sarebbe stata per nulla semplice.

Dopo una prova in palestra straniera (addirittura in terra trevisana) rigorosamente al chiuso, per proteggere l’allievo da sguardi indiscreti, l’istruttore mascherato, avvolto da mantelli di corde di mille colori e zaini ricolmi, (si scoprirà poi, prevalentemente di noccioline e banane) si decise, forte della sua secolare esperienza, a portare l’allievo finalmente allo scoperto, in quel di Soverzene, un ridente paesino illuminato della valle Bellunese.

Qui l’allievo si esercitò alla risalita dalla posizione del “salame”, simulò la caduta del primo di cordata (il disponibilissimo Sir Pneumatico) ed esercitò il mestiere del mastro ferraio con la finalità di creare le cosiddette “soste”, piantando chiodi (che poi si riveleranno intoglibili se non utilizzando una sequenza ben ponderata di parole magiche) e inserendo nella roccia oggetti di varia origine e forma, denominati prevalentemente nuts e friends, a lui prima totalmente sconosciuti, se non per averli visti penzolare copiosi dall’imbrago dell’istruttore, tintinnante a ogni passo.

Scorci di Cinque Torri (©Tramontin Michael)

Fino a poco tempo prima pensava timoroso che fossero strumenti di tortura nel caso di suoi eccessi. E invece no! Anche il temuto martello aveva una funzione legata alla montagna in realtà. Importantissima, si sperava, visto che sentirlo battere nel retro coscia per tutto il giorno senza poterlo lasciare riposare nello zaino, doveva avere per forza un suo perché.

L’istruttore mascherato ritenne che era arrivato il momento.
Seguì la prima prova di arrampicata.
Mani sulla roccia.
Amore a prima vista.

Si narra che l’allievo, in un momento di particolare sforzo, vide addirittura la Madonnina. Ma forse, sono solo leggende.
Quello che è certo è che salì usando gomiti, ginocchia, denti, unghie e vari espedienti, anche non convenzionali.
Scese come sugli spalti dello stadio, ma con molta più soddisfazione. Sembrava cavalcare un destriero. Iniziava (senza alcuna particolare ragione) a sentirsi un eroe.

L’istruttore rimaneva alquanto perplesso, ma volle tenere fede alla sua missione e portò l’allievo presso grandi complessi montuosi, facendolo risalire per Torri (fino a cinque) e Sass, addirittura Moiazze, attraversando gallerie innevate, guadando torrenti e saltellando su percorsi frequentati normalmente solo da camosci (ci sarà un perché).

Arrampicando su camini e diedri, placche e gradoni, ferito nella pelle e nell’orgoglio, battuto dalla pioggia e dal vento, ricoperto di neve, scottato dal sole, l’allievo stava però finalmente trovando la sua via.
E iniziò addirittura a godersi alcuni momenti, passando da un ghigno di fatica e tensione a un flebile sorriso durante i balletti nelle soste per i districamenti delle corde, vivendo pienamente la gioia della vetta con i baci e le strette di mano, i “banana party” e i “frutta secca rave”.

Stava nascendo una stella. L’istruttore sospirò.
Anche quest’anno… forse… ce l’aveva fatta.

Scorci di Cinque Torri (©Tramontin Michael)

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