La “monte di Uderz”

Posted on 27 febbraio 2011

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Si apre con questo post una rubrica dedicata alla toponomastica, curata da Piergiorgio Cesco Frare, dal titolo “Escursioni tra i nomi dei nostri monti”. Invitiamo tutti gli appassionati di toponomastica o i lettori che conoscono i luoghi descritti dall’autore, a commentare il post con le loro osservazioni o con eventuali supplementi di informazioni. Grazie.
la Redazione

di Piergiorgio Cesco Frare ≈

Non so se qualcuno si sia mai dedicato a studiare il toponimo “Forcella d’Oderz”, che indica il passaggio tra i Pinei e il Burel e collega il rifugio 7° Alpini della Schiara con la Val di Piero.

Panorama dal Serva verso la Schiara: sulla sinistra la Forcella d’Oderz (foto P. Cesco-Frare)

Questo strano nome mi aveva sempre molto incuriosito a causa del suo evidente richiamo al nome della cittadina di Oderzo. Ma – mi chiedevo –  che cosa aveva da spartire il centro trevigiano con lo sperduto valico bellunese?

Dalla consultazione dei sacri testi di toponomastica avevo ricavato che il nome di Oderzo città deriva dalla radice terg (la stessa che troviamo alla base di Trieste), che vuol dire “mercato”. E in questo senso dunque difficilmente c’entrava col nome della nostra forcella. Se invece si trattava di un caso di casuale omofonia (stesso suono, due diversi significati), il problema era trovare questo secondo misterioso significato.

Nell’un caso o nell’altro non ne venivo a capo, quando mi capitò tra le mani il volumetto di Ferruccio Vendramini “La carta di regola di Bolzano Bellunese, Gioz e Conzago” e improvvisamente tutto mi fu chiaro. Infatti, nella mappa riprodotta sulla copertina del libretto spicca la denominazione “Monte d’Uderz”. Dunque “Oderz” è riferito a un intero alpeggio e non alla sola forcella. Il significato è trasparente poiché “monte” (al femminile: si pensi al vicino Mompiana da mons plana) significa “alpeggio”. Dunque letteralmente “alpeggio di Oderzo”, dove Uderz è la versione belumata: per esempio in bellunese rustico ‘odore’ si dice udór. E il riferimento al centro della Marca gioiosa era reale e pertinente.

"Mappa del Demanio” (Archivio storico del comune di Belluno) senza altre indicazioni: dalla copertina del volume La “Carta di regola” di Bolzano Bellunese, Gioz e Conzago di Ferruccio Vendramini, Tipografia Piave srl, Bl, 2009

Vediamo perché.

Primo, Oderzo in tempi antichi faceva parte dei possedimenti della diocesi bellunese. Senza annoiare con citazioni di documenti, mi basta riferirmi a quanto scrive nella “Storia di Belluno” Marco Perale, il quale a proposito del vescovado bellunese verso il Mille parla di «un dominio territoriale che includeva l’intero corso del Piave , da Castellavazzo [ …] sino alla foce di Jesolo».

Secondo, è documentata la transumanza a vasto raggio da centri della pianura trevigiana (Àsolo, Castelfranco) sino a monti lontani (del Comèlico, del Tesino ecc.).

Terzo, è altrettanto assodato che i pascoli attorno al nodo montuoso della Schiara erano di pertinenza vescovile: lo apprendiamo dall’“Estimo di Pedemonte” dell’anno 1580 dove il monte de Vescovado si riferisce ai pascoli di proprietà ecclesiastica ai piedi della Schiara (vedi segnalazione O. Ceiner in L. Guglielmi, Un parco per l’uomo). Aggiungo che sul lato nord della Schiara si trova il pascolo denominato Vescovà. In base a questi fatti ritengo non sia temeraria l’ipotesi di una transumanza di ovini tra il territorio di Oderzo e la Val Belluna, per lo sfruttamento della “monte” che il vescovo di Belluno aveva evidentemente assegnato agli opitergini.

Troppo pochi gli elementi per stabilire l’estensione della antica monte d’Uderz. Di toponimi, l’unico rimasto è il citato Forcella d’Oderz. Dalla mappa del 1826 si ricava solo che essa è compresa tra La Pala Alta (a sud) e il Pispilon (a est). Dunque potrebbe comprendere sul versante Cordévole la testata della Val di Piero (tra Burel e Pinei) e sul versante Ardo forse il pascolo di Mompiana, ricco di strutture pastorali anche molto antiche. La zona non mi è molto familiare e conto sull’aiuto di qualche esperto dei luoghi che volesse farsi vivo in questo blog.

La mappa di cui ho parlato, eseguita nel 1826 da un “Agente Forestale del Cadore”, è orientata con l’ovest in alto, tanto che mi ci sono raccapezzato a fatica. Vi si possono cogliere le seguenti indicazioni toponomastiche: in basso a sinistra (in realtà a sud) è indicato un “Pascolo detto Pec”, che corrisponde oggi al toponimo “Ai Pez” della tavoletta dell’IGM. Poi in senso orario “Palla Alta”, “Monte d’Uderz” e “Pascolo Pispilon”. Chiude il circuito il “Torrente Art”.

Incuriosisce un elemento dell’intestazione della mappa, la quale recita: “Ripa del Bosco Pispilon, Pordel, Pinei e Palle del Sabbion”. Accanto ai facilmente riconoscibili Pis Pilón, Pinéi e Sabiói, il nome “Pordel” non può che essere il moderno Burèl. Questa attestazione documentaria, se non è frutto di storpiatura, getta qualche dubbio sull’interpretazione apparentemente scontata del toponimo Burèl nel senso di ‘canalone’.

Piergiorgio Cesco Frare (autore di saggi su escursionismo, toponomastica, archeologia e storia della provincia di Belluno)

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