Il trekking dei fiori e delle grandi pareti

Posted on 12 febbraio 2011

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di Enrico Spada ≈

Indimenticabile TransParco: dal 7 al 13 agosto 2009, nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Ma quanta bellezza nasconde ancora la montagna? Quante cime, quanti luoghi sono ancora tesori sconosciuti, così come le persone straordinarie che già li sanno apprezzare?

E’ stato un viaggio nella natura, nel tempo e nella storia di luoghi incontaminati, anche se non lontani da cittadine illustri come Belluno, Feltre o Agordo.

Primo giorno: in cammino verso il rifugio Pramperet

Le Cime di San Sebastiano (così maestose), il gruppo della Schiara (così severo) e poi i Monti del Sole e le Alpi Feltrine hanno regalato scorci e panorami difficili da dimenticare (cosa dire della conca di Cimonega!).

Perché nessuno arrampica qui o lungo la Val Vescovà, dove, scendendo dal rifugio Bianchet, sotto quelle pareti bellissime, ci sembrava di attraversare un’enorme falesia?

E non appena lo sguardo si abbassava per controllare il passo lungo il sentiero, ecco che veniva distratto da distese colorate da una varietà infinita di fiori di ogni tipo. Impossibile fotografarli tutti.

Lungo i sentieri tra queste montagne poi non si cammina mai da soli. In più occasioni abbiamo incontrato branchi di camosci e mufloni, veri padroni di questi luoghi. Beati loro!

Ma le meraviglie non si incontrano solo durante il cammino. Capita così che, arrivati a destinazione, ci si trovi immersi nella storia e in quello che l’uomo è stato capace di realizzare nel tempo per vivere in questi luoghi o per sfruttare al meglio quello che la natura gli aveva messo a disposizione. Da questo punto di vista le miniere di Valle Imperina sono state l’occasione per ammirare da vicino le opere, gli strumenti e le soluzioni che consentivano ai minatori di questa zona di estrarre minerali tanto preziosi in un ambiente così ostile.

In vista delle Vette Feltrine

Immersione totale anche alla malga Erera nel paradiso dei Piani Eterni, dove abbiamo potuto assistere alla mungitura e alla lavorazione del latte, anche se con mezzi moderni, per ottenere burro, formaggio d’alpeggio, schiz e ricotta che abbiamo poi assaggiato freschi a merenda, a cena e a colazione. Deliziosi!

E così, di rifugio in rifugio, siamo arrivati nella valle San Martino, dove abbiamo concluso la nostra traversata.

E’ stato bello non allontanarsi mai da questi posti per un’intera settimana (noi la montagna non vorremmo lasceremmo mai).

E’ stato bello svegliarsi ogni mattina con un obiettivo da raggiungere e sapere già che sarebbe stato fantastico. E’ stato bello anche guadagnarlo dopo tanta fatica.

E’ bello pensare di tornare in futuro tra queste montagne e trovarle ancora così, stupende e solitarie come le abbiamo viste ora.

Ed è stato bello condividere tutto questo.

Enrico Spada (Cai Nerviano), Saba Bertola (Cai Nerviano), Elisa Pirotta (Cai Rovellasca)

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Posted in: Escursionismo